Gli assi nella manica della Svizzera
La Svizzera ha sempre goduto di due importanti vantaggi nella produzione del cioccolato a dispetto di un clima non propriamente favorevole e sebbene non abbia mai posseduto colonie in paesi tropicali.
In primo luogo, le abbondanti risorse d'acqua, con un flusso sempre sufficiente per l'utilizzo di macchinari. Molti dei primi cioccolatai iniziarono la loro attività in mulini o segherie riconvertiti, altri costruirono nuove fabbriche sulle rive dei fiumi.
In secondo luogo, la Svizzera è da sempre attraversata da numerose vie commerciali importanti che, nonostante la mancanza di accesso al mare, hanno sempre permesso la facile importazione di materie prime. Anche grazie a queste vie di transito, gli svizzeri sono sempre stati aperti al mondo. L'Italia svolse un ruolo particolarmente importante per quanto riguarda il cioccolato, con i suoi maestri cioccolatai che portarono le loro conoscenze in Svizzera, e gli apprendisti svizzeri che si recavano nelle città italiane, prima fra tutte Torino, ad imparare il mestiere.
Più tardi, nel XIX secolo, il sempre crescente turismo portò un influsso di facoltosi stranieri - principalmente britannici - che divennero preziosi clienti.
La produzione del cioccolato non fu ovunque la benvenuta. Le fabbriche installate in città subivano le lamentele dei vicini per il forte odore. La situazione non era molto migliore per le fabbriche in aperta campagna: la fabbrica Suchard faceva talmente rumore nella stretta vallata di Serrière (canton Neuchâtel) che un sarto, non potendone più, una notte bloccò la ruota causando la solidificazione del cioccolato e la rottura del macchinario appena venne riacceso.