Il caso Swatch
L'orologeria del presente è dominata da un singolo nome: Swatch. È grazie alla Swatch che l'industria si è ripresa dal catastrofico calo di vendite subito negli anni '70, quando la presunzione dei produttori non permise loro di prevedere l'impatto della tecnologia al quarzo e permise agli orologi a basso costo, ma comunque precisi, provenienti dall'estremo oriente di dominare il mercato.
Per il pubblico, il nome Swatch è sinonimo di orologi divertenti e alla moda, con un prezzo sufficientemente basso da permettere l'acquisto di un nuovo modello al cambio di ogni stagione.
Ma il Gruppo Swatch possiede anche molti dei vecchi nomi svizzeri dell'orologeria, e i prodotti commercializzati coprono tutta la gamma dei prezzi, da un minimo di 45 dollari a orologi che solo pochi al mondo si possono permettere.
Al Gruppo Swatch, la cui sede si trova a Bienne, canton Berna, si attribuiscono le vendite di circa un quarto del mercato mondiale in termini di valore. Il gruppo fabbrica sia orologi finiti che componenti per l'industria orologiera: la maggior parte della produzione avviene in Svizzera, ma esistono unità produttive in vari paesi, dagli Usa alla Cina.
La Swatch é cronometrista ufficiale di molti eventi sportivi, tra cui le Olimpiadi di Atene del 2004 e quelle di Pechino del 2008.
Il gruppo si è ramificato inoltre nei settori della micromeccanica, delle telecomunicazioni e addirittura in campo automobilistico.
In aggiunta alla produzione dei propri orologi, il Gruppo Swatch produce parti per altri produttori. L'ETA SA Fabriques d'Ebauches di Grenchen, Canton Soletta, è uno dei principali produttori mondiali di componenti per orologi.
Storia
La Swatch ha fatto molta strada dalla sua creazione nel 1983, quando il due principali produttorî di orologi del paese, la ASUAG e la SSIH, si resero conto di avere bisogno di misure drastiche per salvarsi dalla liquidazione. Le due aziende erano proprietarie di marchi prestigiosi, quali Longines, Omega e Tissot, e all'orizzonte si prospettava l'acquisizione da parte di aziende concorrent straniere.
I due produttori decisero di unirsi e invitarono Nicolas Hayek, CEO della compagnia di consulenza aziendale Hayek Engineering, ad analizzare il problema e proporre una strategia. Quest'ultima fu decisamente rivoluzionaria e diede adito a feroci critiche. Hayek fuse le due aziende formando la SMH (nome che è cambiato nel 1998 in Gruppo Swatch); il gruppo di Hayek - formato dallo stesso Hayek e da alcuni collaboratori dell'industria svizzera - rilevò la maggioranza delle azioni e Nicolas Hayek fu nominato CEO della nuova azienda. In seguito la rivoluzione toccò alla produzione e al marketing.
Tecnologia e marketing
La tecnologia e il marketing sono sempre andati mano nella mano. All'inizio degli anni '80, l'orologeria svizzera dovette arrendersi all'evidenza che l'essersi concentrati esclusivamente sugli orologi di lusso era stata una scelta sbagliata, ma che, allo stesso tempo, non poteva trascurare questo settore di mercato. La ragione di fondo nella fusione tra ASUAG e SSIH è stata quella di assicurare alla SMH la presenza di marchi famosi in ogni segmento di mercato.
Il segmento inferiore del mercato è stato oggetto di una rivoluzione tecnologica, che ha consentito la produzione di orologi a costi molto inferiori. Il famoso orologio in plastica Swatch fu lanciato in 12 modelli sul mercato svizzero nel 1983, con prezzi contenuti tra i 39 e i 50 franchi. Il numero totale delle componenti dell'orologio ammontava a 51, contro i 90 degli orologi tradizionali, e l'assemblaggio poteva essere effettuato da robot su una singola linea di produzione - prima assoluta per la Svizzera.
Il un orologio di lusso, il costo della manodopera specializzata è la voce percentualmente più rilevante nel totale dei costi. Mantenendo i costi diretti al di sotto del 10% del costo del prodotto finito, la Swatch riuscì ad essere competitiva sui mercati mondiali.
«Quando pensate ad una strategia per un'azienda tenete presente che in mezzo al mare di problemi di un sistema complesso, ci sono sempre tre priorità da ricordare: 1 il prodotto, 2 il prodotto, 3 il prodotto e l'ambiente in cui si colloca. Non dimenticatelo mai!»
Nicolas Hayek, presidente de gruppo Swatch, nel 1993, in un discorso tenuto alla Max Schmidheiny Foundation nei locali dell'Università di San Gallo


