L'emigrazione
La crescita della popolazione e la carestia furono i due importanti fattori che, nel corso del XIX secolo, costrinsero centinaia di migliaia di svizzeri ad emigrare. In particolare si registrarono tre ondate migratorie significative: nel 1816-17, dal 1845 al 1855, e dal 1880 al 1885.
La gran parte degli emigranti partì per l’America del nord, ma colonie svizzere si formarono un po’ ovunque nel mondo.
Interi gruppi provenienti dallo stesso cantone tendevano a viaggiare insieme. Alcuni cantoni si liberarono degli “indesiderabili” inviandoli all’estero. Molte città, in particolare in America, portano il nome dei cantoni svizzeri di provenienza dei loro fondatori.
Non tutti gli svizzeri che vivevano all’estero vi si erano recati per sfuggire alla povertà. Alcuni erano partiti per portare le loro conoscenze in altri paesi, a volte invitati dagli stessi governi, a volte di propria iniziativa.
Tra gli emigranti svizzeri che lavorarono come consulenti per i governi stranieri, si ricordano:
- Werner Munzinger (1832-1875), linguista e viaggiatore (e figlio del terzo presidente svizzero), venne nominato governatore generale del Sudan orientale dal chedivè d’Egitto Ismaìl.
- Alfred Il (1854-1916), invitato dall’imperatore di Abissinia (l’odierna Etiopia) Menelik II per aiutarlo a modernizzare il paese. Tra i suoi successi si ricordano la creazione di un servizio postale, telegrafico e telefonico, e la costruzione della linea ferroviaria di 783 km tra Gibuti e Addis Abeba.
- Heinrich Rebsamen (1857-1904), riformò il sistema scolastico messicano migliorando la formazione degli insegnanti e introducendo nuovi metodi e materiali d’insegnamento.
- Mosé Bertoni (1857-1929), dopo aver condotto con successo delle ricerche per identificare delle coltivazioni adatte al suolo del Paraguay, venne incaricato dal presidente Egusquiza di fondare una scuola agraria ad Asunción.

