La politica dei rifugiati durante la Seconda Guerra Mondiale
Personale militare
In rispetto dei termini della Convenzione dell’Aia, i soldati di ognuna delle parti in guerra che – per qualsiasi ragione – si rifugiassero in Svizzera, venivano internati, e i loro movimenti strettamente sorvegliati per impedirne la fuga. Venivano generalmente messi a lavorare nei cantieri o nelle fattorie, dove sostituivano gli svizzeri mobilitati.
In tutto, la Svizzera accettò più di 100'000 militari durante il periodo di guerra. Il gruppo più numeroso era formato dalle truppe francesi e polacche che scapparono oltre confine nel giugno 1940, quando la Francia cadde in mano tedesca; gli altri erano prigionieri di guerra, disertori, o personale militare ospedalizzato.
Rifugiati civili
La Svizzera accolse un totale di 55.000 civili, più 67'000 rifugiati di frontiera. Tra questi 21'000 ebrei. Inoltre, circa 60'000 bambini soggiornarono temporaneamente in Svizzera.
Nell’agosto 1942, il governo svizzero annunciò l’intenzione di chiudere le frontiere. L’annuncio coincideva con l’inizio delle deportazioni dalla Francia da parte della Germania. La decisione provocò un’ondata di protesta e fu cambiata.
Link a siti esterni
- Quando i destini dipendono da un timbro swissinfo (2004)
- La questione dei rifugiati nella IIa guerra mondiale Caritas-Ticino
- L'esilio svizzero di Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica italiana swissinfo (2006)
- Gli antifascisti italiani rifugiati in Svizzera romacivica

