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Neutralità e isolazionismo

Manifesto della campagna referendaria in favore della neutralità

Manifesto della campagna referendaria del 2001: "I figli della Svizzera vittime degli affari degli altri?" chiaro riferimento all'espressione utilizzata dal santo nazionale Nicola da Flüe nel XV secolo.

La politica svizzera degli ultimi 500 anni si è sviluppata all'insegna del consiglio del santo popolare della Svizzera, Nicola da Flüe (1417 - 87), "Non immischiarti negli affari degli altri". Il paese è infatti neutrale dal 1515, con uno status formalmente riconosciuto e assicurato dalle grandi potenze europee nel 1815, alla fine delle guerre napoleoniche.

La neutralità svizzera ha quindi radici più profonde di quella degli altri principali stati neutrali d'Europa, come la Svezia (1815), l'Irlanda (1921), la Finlandia (1948) e l'Austria (1955).

La neutralità è definita come la non partecipazione a guerre tra altri stati. I diritti e i doveri dei paesi neutrali in tempo di guerra furono stabiliti dalla comunità internazionale nel 1907. In tempo di pace gli stati neutrali definiscono da sé le proprie regole, ma danno per scontato non dovere aderire a blocchi militari come la NATO.

La neutralità non ha solo protetto la Svizzera dalle guerre, ma ha anche evitato che il paese si dividesse quando, in occasione di qualche conflitto, le sue comunità linguistiche avrebbero potuto essere tentate di parteggiare per belligeranti opposti.

Dalla fine della guerra fredda la Svizzera ha dovuto ridefinire la propria idea di neutralità. Nel 1996 ha firmato la Partnership della NATO per la pace, sottolineando di essere spinta in questa azione dal desiderio di promuovere la pace e la sicurezza, ma riservandosi il diritto di ritirarsi qualora ritenesse che la propria neutralità fosse a rischio.

L'invio di volontari svizzeri non armati nel Kosovo insieme alle truppe incaricate al mantenimento della pace dopo la guerra del 1999 ha tenuto vivo il dibattito su come armonizzare la neutralità con il ruolo internazionale del paese.

Il referendum del giugno 2001 ha approvato due cambiamenti epocali nel ruolo dell'esercito svizzero. Il primo cambiamento riconosce il porto di armi ai soldati svizzeri impegnati in missioni internazionali di pace, il secondo concede ai soldati svizzeri di partecipare alle esercitazioni militari di altri paesi. L'aspra campagna referendaria e la vittoria di misura (2%) hanno comunque evidenziato una profonda divisione dell'opinione pubblica in riguardo.

Le prime truppe armate svizzere hanno raggiunto il Kosovo in missione di pace nell'ottobre 2002.

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