Agricoltura biologica
In Svizzera viene data grande importanza ad un'agricoltura che rispetti l'ambiente, sebbene ciò comporti maggiori costi.
In ogni caso, molti consumatori svizzeri si preoccupano della qualità dei prodotti alimentari. Così come in altri paesi, il dibattito sugli organismi geneticamente modificati è di grande attualità. Tutti i cibi che contengano OGM devono essere chiaramente indicati come tali e l'imballaggio deve riportare in modo ben visibile la dicitura "geneticamente modificato"; le abbreviazioni non sono concesse.
Gli anni '90 sono stati contrassegnati dall'incremento del numero di aziende agricole dedicate alla produzione biologica; nel 2009 le aziende ad aver ottenuto il simbolo bio (una gemma bianca su sfondo verde) erano l'11,1% del totale. Sebbene nello stesso anno si sia verificata per la prima volta una leggera diminuzione del numero di aziende, la superficie di terreni coltivati biologicamente è aumentata. L'agricoltura biologica è praticata soprattutto nelle regioni montane: i dati dell'Ufficio federale di statistica mostrano che nel 2001 20% delle aziende di montagna erano biologiche. Sempre nel 2009 gli svizzeri hanno speso 170 franchi a testa per l'acquisto di prodotti biologici, in particolare frutta, verdura e uova.
Di tutti i paesi europei la Svizzera, insieme all'Austria, ha la maggiore proporzione di superficie agricola utile dedicata alla produzione biologica.
Nel 1992 la Svizzera annunciò la messa al bando dell'allevamento intensivo dei polli, anche in questo caso primo paese al mondo a prendere questa decisione. L'aggiunta di antibiotici al mangime degli animali è proibita dal 1998. Anche gli ormoni non sono permessi. Queste strette regolamentazioni hanno messo sotto pressione i contadini per quanto riguarda la produzione di alimentari a prezzi che i consumatori siano disposti a pagare.
